Privacy Policy Blog | Silence on Web

Blog 

La scuola, gli amici, la musica.

IMG 7270

Facendo un piccolo passo in avanti di qualche anno si arriva alla metà degli anni ’90. Già studente in Elettronica e Telecomunicazioni presso l’ITIS “G.Marconi” di Catania, non si affievoliva la mia voglia di suonare e (se mi vien concesso il termine) comporre brani. In quell’Istituto, durante una giornata qualsiasi, una mia compagna di classe, Monia Nocita, mi disse: “ma sai che mio fratello sta formando un gruppo e stanno cercando un tastierista?”. Immaginate pure la mia risposta. Durante il periodo di pausa fu lei stessa a presentarmi suo fratello e gli altri componenti del gruppo: Walter Nocita (suo fratello), il batterista; Fabrizio D’Agata alla chitarra elettrica; Pino Spitaleri al basso e Carmelo Micali, la voce del gruppo. Mi dissero che potevamo fare qualche prova e ci diedimo appuntamento nella sala prove di Martino Montaperto , in via Verdi. 

E chi si dimenticherà mai quel momento? Era la prima volta che entravo in una sala prove. Una sensazione diversa creata da quell’ambiente insonorizzato. Ero un pò nervoso ma Martino, che già conosceva i ragazzi, con la sua pacatezza e cordialità, riusciva a mettermi a mio agio. Nell’attesa che uscissero i musicisti che stavano occupano la sala prima di noi, guardavo Martino suonare la sua chitarra: mi sembrava di ascoltare Steve Vai! Una bravura mai vista prima. Entrammo in sala. I ragazzi erano sciolti, sorridenti. Io mi sentivo un pò un pesce fuor d’acqua e nel contempo cercavo la "scaletta” che i ragazzi mi avevano preparato e che dovevo studiare per le prove. Il primo brano fu “Walk of Life” dei Dire Straits. La mia non era una tastiera professionale (e si: suonavo ancora con quella Casio!) ma i suoni erano buoni. L’organo era molto simile a quello suonato da Alan Clark ed i ragazzi se ne sono accorti subito. Dopo quella introduzione ci fu subito empatia tra noi tutti: sembrava che suonavamo insieme da chissà quanto tempo ed eravamo in perfetta sintonia. Davanti a me c’era Walter che, mentre dava il tempo con la batteria, sorrideva perchè capiva quanta armonia ci fosse nel gruppo. Poi fu un susseguirsi di brani e di prove soprattutto di un brano in particolare: “Jasmine”, l’unico nostro brano inedito scritto da Fabrizio e Carmelo. Diventammo clienti fissi della sala prove ed ad un certo punto dovevamo trovare un nome al gruppo: ZEN, così ci piaceva farci chiamare. E ci chiamammo “Zen" per un anno e poco più. 

Suonavamo per divertirci e le ambizioni non erano così forti da spingerci oltre per suonare in pubblico ed inevitabilmente, chi per un motivo e chi per un altro, decidemmo di sciogliere il gruppo mantenendo comunque il forte legame di amicizia. Quell’esperienza mi aveva fatto crescere. E nel frattempo crescevo anche con l’età. Arrivò il mio diciottesimo compleanno e gli amici mi fecero un regalo assai gradito: una nuova tasiera! 

Nel frattempo, durante il quarto anno scolastico, la mia insegnante di inglese, la prof.Marcella Lo Vullo, ebbe una geniale idea: quale mezzo migliore per insegnare la lingua inglese se non attraverso un musical? Propose alla classe questa idea veramente ambiziosa con la promessa della realizzazione di una serie di eventi qualora andasse bene “la prima” ovvero eseguire, in aula magna dell'Istituto, tre brani del meraviglioso “Jesus Christ Superstar” durante un evento scolastico organizzato per  celebrare la Pasqua. “What’s the Buzz”, “Hosanna” e “Superstar” furono un vero successo al punto tale che il preside dell’Istituto, affascinato dall’idea e dallo spirito con il quale l’intero gruppo riuscì a realizzare quel progetto, si fece capo di organizzare ulteriori eventi chiedendo a tutti noi la possibilità di realizzare il musical al completo! L’entusiasmo era alle stelle. Avevamo poco tempo perchè l’idea era quella di replicare il musical durante il periodo estivo. Ci mettemmo subito al lavoro: Alessio Contina nella parte di Jesus, Pierpaolo Morgia nella parte di Judas, Sarah Ormando invece interpretava la Maddalena. Gli strumentisti: io alla tastiera, Pierpaolo Marchica e Dario Contina alle chitarre, Davide Guzzo al basso (credo fermamente ancora oggi che sia nato suonando il basso), Danilo Rosa alla batteria nonchè uno stravagante Giuseppe Scalisi riusciva a dirigerci  ed ad amalgamarci nonostante le poche ore a disposizione per le prove. Per arricchire il progetto altri studenti si unirono al corpo di ballo ed al coro ove erano già presenti rispettivamente le bravissime Melania Indelicato e Simona Minniti. 

Realizzammo 3 eventi musicali ma il primo non lo dimenticherò mai: si svolse in una piazza di Cannizzaro, alle porte di Catania. Eravamo tutti nervosi ed allo stesso tempo convinti di riuscire a realizzare quel sogno, frutto di sacrifici, impegno e dedizione ma soprattutto di quel senso di armonia che c’era tra tutti. Non eravamo professionisti: eravamo semplici studenti che credevano di riuscire a realizzare qualcosa che solo i professionisti riescono a fare. Non era solo una recita o un gioco. Per noi, realizzare quell’evento, era diventata una missione che solo l’applauso finale poteva segnalare se la stessa era andata a buon fine. 

Ecco, ci siamo: la prima nota, i primi accordi e la melodia dell’Ouverture suonata da noi strumentisti. Poi fu un susseguirsi tra canti, interpretazioni e performance tra cui quella indimenticabile di Alessio Contina quando, interprendato Jesus, durante il brano Gethsemane (I Only Wanted to Say) si inginocchiò davanti al pubblico intonando un acuto ed intonatissimo “Alright!”  recitando alla perfezione il suo ruolo al punto che tutti, pubblico ed artisti, restammo a bocca aperta per l’immensità della scena appena vista. Tra un brano e l’altro l’applauso del pubblico  incitava l’intero gruppo a continuare a mostrare di cosa eravamo capaci. 

Concludemmo l’evento suonando l'ultimo brano strumentale del musical anticipando gli applausi finali del pubblico ringraziato dai nostri sorrisi mentre eravamo sopra il palco, tutti sulla stessa fila, stretti per mano, uniti in un’unica sensazione di vittoria, felicità ed armonia, quella stessa sensazione che provo ancora oggi ricordando quei momenti trascorsi con il “gruppo del Jesus Christ Superstar”.

Il gruppo del Jesus Christ Superstar


IMG 7237

Le prove a Cannizzaro insieme all’autrice dell’idea: Marcella Lo Vullo

Catania, via Sant’Euplio, anni '90

IMG 7131

Catania, via Sant’Euplio, anni ’90. Qualsiasi catanese conosce quella via che separa la parallela via Etnea con la Villa Bellini. Chi la percorre può partire da Piazza Roma sino all’Anfiteatro Romano in via Cappuccini, una delle salite più difficili del percorso dei devoti di Sant’Agata., patrona di Catania. Chi conosce via Sant’Euplio la percorre per vari motivi: per recarsi alla meravigliosa fontana di Largo Paisiello per fare 4 chiacchere tra amici, chi per accedere al secondo ingresso della Rinascente, chi va al Palazzo della Borsa e chi come me andava da Ricordi, la filiale catanese di uno dei più storici negozi di dischi e strumenti musicali dell’omonima casa editrice. Per un aspirante musicista, la vetrina di Ricordi era come il miele per le api. Come precedemente scritto, Ricordi era uno dei punti fissi delle mie passeggiate. Entravo e mi recavo subito nel reparto tastiere: un paradiso. I commessi, gentilissimi, erano ormai abituati nel vedere i clienti “periodici”. E dopo aver osservato le tastiere era d’obbligo un giro tra i dischi. Lo ammetto: inizialmente non ne avevo tantissimi e forse per questo ricordo perfettamente quali furono i miei primi dischi tra cui “Synthesizer Greatest di Ed Starink, un musicista e compositore olandese, conosciuto anche come Star Inc. che, nel corso della sua carriera, ha reinterpretato i brani più iconici degli già famosi Jean Michel Jarre, Vangelis, Alan Parsons, Kraftwerk e tantissimi altri. Ed è grazie a quel disco che cominciai a scoprire quei grandi musicisti ed i loro stili musicali. Ovviamente dopo aver ascoltato quel disco, istintivamente riuscivo a ripetere le stesse melodie attraverso la mia inseparabile tastiera. Trascorrevo il tempo suonando “Magnetic Field part.2”, “Rendez-Vous part 4” ed “Oxygene part 4” di Jean Michel Jarre, “Mammagamma” degli Alan Parsons Project, “Tabular Bells” di Mike Oldfield. E per non dare fastidio indossavo quasi sempre le cuffie, seduto sul divano del salotto di casa mia, con la tastiera sulle gambe. Mia madre mi rimproverava quasi sempre per tutte le volte che mi presentavo in ritardo a tavola per pranzare o cenare perchè immerso in quelle melodie suonate su quei tasti. Ancor peggio quando poi scoprii che potevo usare il PC come mezzo per comporre! Non avevo un vero e proprio studio quindi mi organizzavo come meglio potevo: quella piccola stanza da letto era diventata ormai anche il mio centro universale per comporre, studiare ed assentarmi dal mondo reale per immergermi in un mondo fatto di suoni e melodie. Ogni giorno che passava, quel programma sembrava essere più facile da usare e di conseguenza i brani acquisivano maggior complessità riuscendo a renderli sempre più piacevoli. Conservo ancora oggi una copia dei files originali di quei brani e solo due, ado oggi, sono stati da me stesso rielaborati e pubblicati: Carillon e Futuro, pubblicati rispettivamente nel 2011 nell’album “La Carezza di una Nuvola” e nel 2020 nell’album “The Sound of Madness”. 

Continuando la passeggiata in via Sant’Euplio, poco distante da Ricordi c’è uno dei più bei cineteatri di Catania: il Teatro Metropolitan. Pensavo a quanto potesse essere bello poter suonare in quel teatro dove, in quell’età adolescenziale, entravo già per guardare i film quando il salone diventava cinema; mentre attendevo l’inizio del film osservavo le locandine degli spettacoli e dei vari musicisti che si alternavano durante le stagioni artistiche ed immaginavo la bellezza di poter salire su quel palco. 

Più aumentavano le ambizioni e più era la voglia di fare sempre meglio. I miei insegnanti li trovavo da Ricordi: acquistavo ed ascoltavo più dischi e CD che potevo e difficilmente ascoltavo musica “commerciale”. Ero affascinato da quella musica più artistica e spaziavo quasi sempre tra i pionieri e padri della musica elettronica alternandomi anche in direzione del rock, del classic metal di Yngwee J.Malmsteen o dell’art rock di Joe Satriani e di Steve Vai. Ero affascinato dagli album degli Alan Parsons Project, di Mike Oldfield e soprattutto di Vangelis e Jean Michel Jarre. E tra i miei primi dischi 33 giri ce ne fu uno in particolare di cui ne ero davvero affascinato: Simonetti Horror Project. Mentre ascoltavo quel disco contenente alcuni dei brani più belli, composti e suonati da Claudio Simonetti, leggevo la lunga lista di tastiere suonate dallo stesso compositore per la realizzazione di quel disco permettendo alla mia fantasia adolescienzale di volare sempre più in alto: immaginavo cosa sarei riuscito a fare con tutte quelle tastiere mentre suonavo insieme al Maestro Claudio Simonetti. Quindi istintivamente accendevo il mio PC per cominciare un nuovo brano emulando gli stili e le sonorità dei miei “insegnanti” tra cui appunto Claudio Simonetti, a cui, in tempi più recenti, nel 2017 ho avuto il privilegio di potergli donare il CD contenente l'EP “Memories of a Blade”, 4 versioni del mio progetto artistico prog-rock realizzato, già sotto il nome d’arte Silence, nel 2014 e che tanto richiama lo stile di uno dei più grandi musicisti italiani nonchè compositore delle più celebri colonne sonore dei film di Dario Argento tra cui Suspiria, Phenomena e tantissimi altri oltre a Profondo Rosso, da me reintepretato e pubblicato nel 2020 dopo aver avuto, durante una conversazione telematica, un apprezzamento dallo stesso compositore a cui devo tanto per ogni suo consiglio nonchè per ogni sua nota ascoltata sin dalla mia infanzia.     

(insieme a Claudio Simonetti mentre gli consegno la mia copia di Memories of a Blade)

Un piccolo passo verso nuovi sogni

FastTracker 2 screenshot

Il tempo trascorso davanti quella piccola tastiera diventava ormai incalcolabile. Nonostante la giovanissima età inventavo brevi melodie benchè piene zeppe di errori e corredate dagli accompagnamenti scarni forniti dalla stessa tastiera. Ma viaggiavo. La fantasia mi trasportava oltre quei tasti bianchi e neri. E la mente di un ragazzino vola molto più in alto se a spingerla è voglia di diventare una star della musica. Da piccoli tutti sognano di diventare qualcuno: chi l’astronauta, chi il calciatore, chi la ballerina.. io sognavo costantemente di diventare un grande musicista. Ed i sogni li canalizzavo ad ogni pressione quei piccoli tasti e sulle melodie che generavo. Mi sentivo un grande compositore ed ogni volta era per me un pretesto per dire ai miei cari “ascolta e dimmi se ti piace…” . Le risposte erano ovvie e guai se non fosse stato così. Mai interrompere il sogno e la fantasia di un ragazzino: la radice dell’intelligenza è la capacità di immaginare e l’immaginazione è la base della creatività. Un bambino esprime con l’arte, qualsiasi essa sia, un vero e proprio linguaggio che, una volta rafforzato, costituisce una vera e propria nonchè graduale sicurezza interiore. Ed in questo devo sicuramente dare merito ai miei genitori che hanno subito capito la mia tendenza a recepire meglio quel linguaggio sonoro. E pertanto non potrò mai biasimare loro per avermi però poi convinto, già mentre ero studente in terza media, a non frequentare in futuro un liceo musicale ma bensì un tecnico industriale: secondo loro era più sicuro e più formativo per un probabile lavoro mentre “la musica potrà essere sempre una passione da coltivare”. Avete presente la storia del “bivio”? Ad un certo punto nella vita ci si trova davanti ad una serie di bivi che determinano il proprio futuro. Ed una volta intrapresa una percorso è facile che ci si ponga la domanda “cosa sarebbe successo se avessi preso l’altra strada?”. Ecco: questo era per me il primo bivio. Dovevo scegliere se spingere verso la mia scelta del liceo musicale o dare ascolto alla voce genitoriale. In fondo ero poco più di un bambino, cosa potevo capirne? Scelsi la strada consigliata. Ancora oggi mi chiedo cosa sarebbe successo se avessi scelto di intraprendere la didattica in un liceo musicale. Probabimente sarebbe stato un fallimento memore della mia incapacità di leggere uno spartito e quindi avrei iniziato quella carriera studentesca con la mancanza di una base teorico-pratica fondamentale . Col senno di poi lo ammetto: non fu poi una scelta sbagliata quella di iniziare gli studi di Telecomunicazioni in un Istituto Tecnico Industriale. Come “premio” per averli ascoltati, i miei mi regalarono un PC totalmente differente al tanto (infantilmente) sognato e ambito Commodore 64… sorrido ancora oggi se penso che il desiderio di allora fu subito sgamato dai miei che avevano capito che serviva per lo più per giocare! Ricordo ancora la marca ed il modello del PC e tutte le sue caratteristiche: un Philips NMS 9100, con monitor a fosfori verdi, con scheda grafica CGA (visualizzava solo 4 colori che in realtà con il monitor a fosfori verdi erano 4 tonalità di verde!), un lettore floppy da 3 pollici e mezzo ed un processore Intel 8088: praticamente un super computer dell’epoca se consideriamo che i fatti avvennero nel secondo semestre del 1990. Non esisteva Internet e a quei tempi ci si aggiornava acquistando le riviste specializzate in edicola dove in allegato c’erano i floppy contenenti giochi, programmi, listati per il GW-BASIC… un mondo di meraviglie e di espansione che oserei definire quasi magico. E tra i tanti programmi trovati in quei floppy disk ce ne fu uno che nel 1992 sconvolse e cambiò radicalmente il mio modo di realizzare musica: il Fast Tracker 2 (o FT2). 

Da quel momento il mio mondo era completamente cambiato: potevo realizzare dei veri brani senza l’aiuto di una tastiera! Non era sicuramente il programma che usava il Maestro Cirrone ma mi sentivo come lui! E non fu così facile adattarmi a questo nuovo mondo. Dovevo imparare a tradurre le note e le pause secondo il linguaggio di quel programma. Un esempio tecnico: se volevo che il programma suonasse sulla traccia 0 una sequenza di MI della sesta ottava di un determinato sample (suono campionato), dovevo materialmente “suonare” la tastiera del PC, digitanto il tasto apposito ed impartire le giuste altezze dei suoni, i volumi, le pause ecc ecc… un gran bel lavoraccio se consideriamo che tutto ciò veniva realizzato senza l’ausilio di una tastiera musicale dove per un accordo mi basta semplicemente suonare tre note contemporaneamente mentre con FT2 dovevo usare una singola traccia per ogni singola nota e quindi per trascrivere l’accordo dovevo trascrivere le note su tre tracce differenti. Ma la tenacia e la pazienza non mi sono mai mancate e passo dopo passo riuscivo a realizzare brani sempre più interessanti uno dei quali fu “Carillon”, composto proprio nei primi anni 90, messo poi da parte in un backup per poi riprenderlo e e modificarlo parzialmente un il mio album intitolato “La Carezza di una Nuvola” pubblicato nel 2011. Inizia quindi per me una nuova era. Quel programma mi permetteva di espandere le mie capacità e quindi di evolvermi. Un piccolo passo verso nuovi sogni.

L'aspirante musicista (seconda parte)

IMG 7097

Anno 1987… Torniamo a Sommatino ed entriamo nuovamente nella sala prove di quel gruppo musicale, gli “Studio 5”: Rino Cantafio alla batteria, i chitarristi Michele Noto ed Angelo Messana, Angelo Bonsignore alle tastiere (successivamente sostituito da Carmelo Ottaviano), ed il bassista Mimmo Vivacqua. Tra i tanti brani suonati sentivo incessanti i suoni delle tastiere suonate dal tastierista Angelo Bonsignore il quale a fine prove, vedendomi interessato agli strumenti, mi proprose la vendita di una delle sue tastiere. In realtà era una tastiera classificabile a poco più di un giocattolo ma aveva dei bei suoni, nulla di professionale ma per un perfetto principiante era più che sufficente: si trattava di una tastiera Casio MT-140, oggi quasi introvabile, una piccola tastiera contenente ben 210 suoni in memoria (in realtà erano molti di meno ma la combinazione tra questi si raggiungevano i 210 suoni).  Non pensai due volte a mettere fine ai miei primi risparmi per avere, con poche decine di migliaia di lire, quella “meravigliosa” tastiera. Tornai a casa con la stessa soddisfazione che prova colui che acquista la sua prima autovettura. E, tornato a Catania, andai di nuovo dal Maestro Cirrone per acquistare il manuale degli accordi e qualche spartito di musica leggera italiana e straniera. Adoravo quell’odore di legno ed ottone che si sentiva dentro il negozio del Maestro Cirrone. Lui sembrava  un giovane Christoper Walken con i capelli grigi, seduto davanti ad un computer degli anni '80 mentre usava una primissima versione di Cubase (oggi uno dei programmi più usati per la composizione musicale). A volte, durante le mie passeggiate per Catania, entravo nel suo negozio, salutavo il Maestro, facevo un giro dentro il negozio, compravo un plettro o gli spartiti e tutto questo solo per sentirmi a mio agio tra gli strumenti. Crescendo poi quest’abitudine la estesi ai vari negozi di strumenti musicali di Catania: MV  (Musica e Vita), Ricordi, Rapisarda, Cappellani.. erano le tappe fisse delle mie uscite; osservavo gli strumenti, sopratutto le tastiere ed ammiravo coloro che le suonavano per provarle. Ogni tanto qualcuno dello staff dei negozi mi invitava a suonarle ma personalmente mi vergognavo perchè non era mia abitudine suonare strumenti non miei e sopratutto non mi sentivo pronto ad esibirmi in pubblico anche se si trattava solo di provare alcuni suoni e la cosa mi faceva sentire molto a disagio. Però adoravo osservarle. Guardavo i prezzi, le potenzialità ed ascoltavo le sonorità che riuscivano a produrre ed ascoltavo con molto interesse chi davvero se ne intendeva spiegando le tecnologie e le innovazioni che queste tastiere vantavano. Uscivo dai negozi quasi soddisfatto come se le avessi acquistate per poi tornare a casa e suonare quella piccola tastiera di cui andavo fiero. Riuscivo quasi ad emulare i musicisti che poco prima avevano provato quelle "super tastiere” riproducendo, un pò a modo mio, le stesse melodie ascoltate dentro i negozi. In quel momento non me ne rendevo conto ma, col senno di poi, stavo davvero facendo una cosa fuori dal comune: riprodurre, anche se non alla perfezione, delle melodie con il solo aiuto dell’udito e della memoria. In gergo si dice “suonare ad orecchio”, ovvero quella capacità di ascoltare una melodia e riprodurla come se si avesse uno spartito davanti. Già… gli spartiti! E chi li ha mai saputi leggere? Li acquistavo e leggevo gli accordi ma non sono mai riuscito a leggere un pentagramma. A dire il vero ci ho provato anche perchè l’Educazione Musicale era una delle materie previste tra le lezioni impartite presso la scuola media statale “A.Vespucci” di Catania. Ricordo che nel 1988  fu la professoressa Tedesco ad insegnare le note, i fondamenti musicali nonchè l’uso della diamonica. Io ero già avvantaggiato grazie alle ore (ed ore!) trascorse davanti la mia tastiera ed alla mia chitarra che nel frattempo non avevo mai accantonato. Ma nei due anni successivi, ad insegnare Educazione Musicale in quellIstituto, ci fu lui: il professor Maurizio Barrica, un uomo che ha fatto del romanticismo un suo modo di vivere. Sempre sorridente, paziente, in perfetto stile retrò con il suo cravattino ormai diventato simbolo della sua personalità, la sua barba rossa e gli occhialini rotondi. Impossibile non notarlo tra tanti. Lui non lo sa ma gli devo delle scuse. Rammentate che poco fa scrissi che non ero capace di leggere lo spartito? Ebbene, un giorno il professore diede compito da svolgere a casa: studiare dallo spartito la melodia del Bolero. Il giorno dopo, probabilmente grazie alla lettera “V” del mio cognome, fui uno degli ultimi ad essere interrogato ovvero suonare con un piccolo organo della Bontempi quella bellissima melodia di Ravel, la cui narrazione racconta che fu preso per pazzo quando suonò in pubblico la sua opera. Ed ecco il mio turno.. ed in tutta sincerità non mi andava a genio l’idea di prendere un brutto voto proprio in musica, sarebbe stato il colmo! Allora chiesi al professore di poter suonare una volta la melodia e lui, ovviamente, accettò. Sorrido ancora oggi al pensiero che subito dopo risuonai la stessa identica melodia facendo finta di leggere lo spartito sbagliando solo una nota! Probabilmente adesso il Professore Barrica leggerà queste righe e sa già che presto o tardi, come già promesso in tempi non sospetti, avrò il piacere di potergli offrire un caffè per poi farmi perdonare per quella beffa innocente commessa dal un suo studente del passato che, nel corso di 30 anni circa, oggi è suo amico. (continua)

Il professor Maurizio Barrica insieme al direttore d’orchestra Riccardo Muti

IMG 7096

La mia prima tastiera: l’MT-140 prodotta dalla Casio

L'aspirante musicista (prima parte)

IMG 7088

Ripercorrere la propria vita artistica sin dalla prima nota suonata è sempre stato uno dei miei obiettivi prefissati e che mi sono sempre ripromesso di raggiungere. Con queste righe spero di rendere interessato il lettore cercando di riuscire a fargli immaginare, parola dopo parola, ogni sensazione vissuta, sia essa una vittoria od una sconfitta. Ma sono state queste ultime che mi hanno aiutato ad essere più perseverante, più carico e più deciso a fare meglio continuando a realizzare nuovi progetti musicali che, di anno in anno, sono stati testimoni di affermazioni e traguardi raggiunti. Ma ciò che più conta, per un aspirante musicista, sono state le soddisfazioni ottenute anche da un singolo apprezzamento e da un minimo complimento dopo ore ed ore trascorse a scegliere la giusta melodia ed il suono perfetto usati per ogni singolo progetto musicale prodotto. Ma quando è nato tutto ciò? Dobbiamo fare un salto indietro nel tempo di qualche decina di anni ovvero nel 1985 quando, a seguito di una promessa mantenuta, riuscii ad avere la mia prima chitarra classica. E fu cosi che iniziò la mia vita musicale. Ricordo ancora quella emozione mentre il Maestro Cirrone accordava la mia prima chitarra acquistata poco prima nel suo storico negozio in Via Pacini a Catania. Il Maestro aveva i capelli grigi nonostante non fosse così avanti con l’età mentre io ero un bambino di circa 8 anni. I miei coetanei ambivano ai giocattoli più costosi mentre io ambivo a quella chitarra promessa e regalatomi da mio padre dopo aver raggiunto un buon voto a scuola. Ricordo che il primo consiglio del Maestro Cirrone fu quello di imparare a suonare i “giri” e pertanto mi diede un manuale degli accordi che mi misi subito a studiare. Un classico: il giro di DO. In un suo film, Checco Zalone spiegava che col giro di DO si ha a disposizione la maggior parte del repertorio musicale.. e non aveva torto! Ammetto che inizialmente non è stata una passeggiata ma alla fine, prova dopo prova,  riuscivo a suonare gli accordi con maggior naturalezza. Trattavo quella chitarra come una reliquia: imparai ad accordarla usando il diapason, la pulivo con costanza e di tanto in tanto cambiavo la muta delle corde. I polpastrelli erano doloranti ma non mi importava: suonavo ed ero felice. Ero felice quando cominciai ad imparare da autodidatta anche gli arpeggi mentre quello strumento era diventato un compagno quotidiano che non abbandonavo mai. Ormai mi sentivo dentro il mondo della musica e dopo due anni dalla prima plettrata mi sentivo un perfetto chitarrista. Ma ovvamente non lo ero e me ne resi conto quando un giorno andai a far visita alle mie nonne che vivevano nell’entroterra siciliano, a Sommatino, un piccolo paesino della provincia di Caltanissetta. Li conobbi dei ragazzi che si riunivano in un monolocale adibito a sala prove dove suonavano una serie di cover, da “Con le Mani” di Zucchero ad “Another Brick in the Wall” dei Pink Floyd; io li osservavo credendo di ascoltare uno dei più grandi gruppi musicali esistenti. Effettivamente per me, un bambino sognatore, lo erano e col senno di poi non posso negare che fossero bravi e carismatici. Ricordo ancora quel calore umano che donava quel paesino, con quei colori accesi, le vigne in periferia e la cordialità delle persone che conoscenvano le mie nonne. Quel gruppo musicale esprimevano tutto questo con la loro musica ed il loro modo di suonare. Osservavo ovviamente il chitarrista che, avendo saputo che mi stavo avvicinato al mondo musicale, mi feve provare insieme al gruppo. Il mio primo “fallimento”! Sorrido ancora a quel ricordo! Mi misero al collo una delle loro chitarre elettriche e mi fecero suonare gli accordi di "Another Brick in the Wall”. Dopo nemmeno una ventina di secondi si fermarono e mi fecero una domanda attonita: “ma stai suonando una mazurka?” Evidentemente quella che per me sembrava la gisuta ritmica della chitarra d’accompagnamento nell’iconico brano dei Pink Floyd era, all’orecchio della band, completamente sbagliato! Mi tolsero la chitarra dalle mani dicendomi che avevo ancora tanto da imparare  e rimasi li ad ascoltarli. Dopo un pò tornai a casa dalle mie nonne con un piccolo magone ed un po’ di amarezza per quanto poco prima accaduto. Ma c’era un pensiero che mi risuonava in mente: “non preoccuparti, dimostrerai di cosa sei capace di fare…” . Era l’anno 1987 ed avevo 10 anni e l’amore per la musica era talmente forte che riuscivo a vedere in quella delusione il forte pretesto per studiare meglio quello strumento e continuare a restare nel mondo meraviglioso della musica. (continua)


© Silence 2022