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Un piccolo passo verso nuovi sogni

Il tempo trascorso davanti quella piccola tastiera diventava ormai incalcolabile. Nonostante la giovanissima età inventavo brevi melodie benchè piene zeppe di errori e corredate dagli accompagnamenti scarni forniti dalla stessa tastiera. Ma viaggiavo. La fantasia mi trasportava oltre quei tasti bianchi e neri. E la mente di un ragazzino vola molto più in alto se a spingerla è voglia di diventare una star della musica. Da piccoli tutti sognano di diventare qualcuno: chi l’astronauta, chi il calciatore, chi la ballerina.. io sognavo costantemente di diventare un grande musicista. Ed i sogni li canalizzavo ad ogni pressione quei piccoli tasti e sulle melodie che generavo. Mi sentivo un grande compositore ed ogni volta era per me un pretesto per dire ai miei cari “ascolta e dimmi se ti piace…” . Le risposte erano ovvie e guai se non fosse stato così. Mai interrompere il sogno e la fantasia di un ragazzino: la radice dell’intelligenza è la capacità di immaginare e l’immaginazione è la base della creatività. Un bambino esprime con l’arte, qualsiasi essa sia, un vero e proprio linguaggio che, una volta rafforzato, costituisce una vera e propria nonchè graduale sicurezza interiore. Ed in questo devo sicuramente dare merito ai miei genitori che hanno subito capito la mia tendenza a recepire meglio quel linguaggio sonoro. E pertanto non potrò mai biasimare loro per avermi però poi convinto, già mentre ero studente in terza media, a non frequentare in futuro un liceo musicale ma bensì un tecnico industriale: secondo loro era più sicuro e più formativo per un probabile lavoro mentre “la musica potrà essere sempre una passione da coltivare”. Avete presente la storia del “bivio”? Ad un certo punto nella vita ci si trova davanti ad una serie di bivi che determinano il proprio futuro. Ed una volta intrapresa una percorso è facile che ci si ponga la domanda “cosa sarebbe successo se avessi preso l’altra strada?”. Ecco: questo era per me il primo bivio. Dovevo scegliere se spingere verso la mia scelta del liceo musicale o dare ascolto alla voce genitoriale. In fondo ero poco più di un bambino, cosa potevo capirne? Scelsi la strada consigliata. Ancora oggi mi chiedo cosa sarebbe successo se avessi scelto di intraprendere la didattica in un liceo musicale. Probabimente sarebbe stato un fallimento memore della mia incapacità di leggere uno spartito e quindi avrei iniziato quella carriera studentesca con la mancanza di una base teorico-pratica fondamentale . Col senno di poi lo ammetto: non fu poi una scelta sbagliata quella di iniziare gli studi di Telecomunicazioni in un Istituto Tecnico Industriale. Come “premio” per averli ascoltati, i miei mi regalarono un PC totalmente differente al tanto (infantilmente) sognato e ambito Commodore 64… sorrido ancora oggi se penso che il desiderio di allora fu subito sgamato dai miei che avevano capito che serviva per lo più per giocare! Ricordo ancora la marca ed il modello del PC e tutte le sue caratteristiche: un Philips NMS 9100, con monitor a fosfori verdi, con scheda grafica CGA (visualizzava solo 4 colori che in realtà con il monitor a fosfori verdi erano 4 tonalità di verde!), un lettore floppy da 3 pollici e mezzo ed un processore Intel 8088: praticamente un super computer dell’epoca se consideriamo che i fatti avvennero nel secondo semestre del 1990. Non esisteva Internet e a quei tempi ci si aggiornava acquistando le riviste specializzate in edicola dove in allegato c’erano i floppy contenenti giochi, programmi, listati per il GW-BASIC… un mondo di meraviglie e di espansione che oserei definire quasi magico. E tra i tanti programmi trovati in quei floppy disk ce ne fu uno che nel 1992 sconvolse e cambiò radicalmente il mio modo di realizzare musica: il Fast Tracker 2 (o FT2). 

FastTracker 2 screenshot

Da quel momento il mio mondo era completamente cambiato: potevo realizzare dei veri brani senza l’aiuto di una tastiera! Non era sicuramente il programma che usava il Maestro Cirrone ma mi sentivo come lui! E non fu così facile adattarmi a questo nuovo mondo. Dovevo imparare a tradurre le note e le pause secondo il linguaggio di quel programma. Un esempio tecnico: se volevo che il programma suonasse sulla traccia 0 una sequenza di MI della sesta ottava di un determinato sample (suono campionato), dovevo materialmente “suonare” la tastiera del PC, digitanto il tasto apposito ed impartire le giuste altezze dei suoni, i volumi, le pause ecc ecc… un gran bel lavoraccio se consideriamo che tutto ciò veniva realizzato senza l’ausilio di una tastiera musicale dove per un accordo mi basta semplicemente suonare tre note contemporaneamente mentre con FT2 dovevo usare una singola traccia per ogni singola nota e quindi per trascrivere l’accordo dovevo trascrivere le note su tre tracce differenti. Ma la tenacia e la pazienza non mi sono mai mancate e passo dopo passo riuscivo a realizzare brani sempre più interessanti uno dei quali fu “Carillon”, composto proprio nei primi anni 90, messo poi da parte in un backup per poi riprenderlo e e modificarlo parzialmente un il mio album intitolato “La Carezza di una Nuvola” pubblicato nel 2011. Inizia quindi per me una nuova era. Quel programma mi permetteva di espandere le mie capacità e quindi di evolvermi. Un piccolo passo verso nuovi sogni.

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