Privacy Policy L'aspirante musicista (seconda parte) | Silence on Web

L'aspirante musicista (seconda parte)

Anno 1987… Torniamo a Sommatino ed entriamo nuovamente nella sala prove di quel gruppo musicale, gli “Studio 5”: Rino Cantafio alla batteria, i chitarristi Michele Noto ed Angelo Messana, Angelo Bonsignore alle tastiere (successivamente sostituito da Carmelo Ottaviano), ed il bassista Mimmo Vivacqua. Tra i tanti brani suonati sentivo incessanti i suoni delle tastiere suonate dal tastierista Angelo Bonsignore il quale a fine prove, vedendomi interessato agli strumenti, mi proprose la vendita di una delle sue tastiere. In realtà era una tastiera classificabile a poco più di un giocattolo ma aveva dei bei suoni, nulla di professionale ma per un perfetto principiante era più che sufficente: si trattava di una tastiera Casio MT-140, oggi quasi introvabile, una piccola tastiera contenente ben 210 suoni in memoria (in realtà erano molti di meno ma la combinazione tra questi si raggiungevano i 210 suoni).  Non pensai due volte a mettere fine ai miei primi risparmi per avere, con poche decine di migliaia di lire, quella “meravigliosa” tastiera. Tornai a casa con la stessa soddisfazione che prova colui che acquista la sua prima autovettura. E, tornato a Catania, andai di nuovo dal Maestro Cirrone per acquistare il manuale degli accordi e qualche spartito di musica leggera italiana e straniera. Adoravo quell’odore di legno ed ottone che si sentiva dentro il negozio del Maestro Cirrone. Lui sembrava  un giovane Christoper Walken con i capelli grigi, seduto davanti ad un computer degli anni '80 mentre usava una primissima versione di Cubase (oggi uno dei programmi più usati per la composizione musicale). A volte, durante le mie passeggiate per Catania, entravo nel suo negozio, salutavo il Maestro, facevo un giro dentro il negozio, compravo un plettro o gli spartiti e tutto questo solo per sentirmi a mio agio tra gli strumenti. Crescendo poi quest’abitudine la estesi ai vari negozi di strumenti musicali di Catania: MV  (Musica e Vita), Ricordi, Rapisarda, Cappellani.. erano le tappe fisse delle mie uscite; osservavo gli strumenti, sopratutto le tastiere ed ammiravo coloro che le suonavano per provarle. Ogni tanto qualcuno dello staff dei negozi mi invitava a suonarle ma personalmente mi vergognavo perchè non era mia abitudine suonare strumenti non miei e sopratutto non mi sentivo pronto ad esibirmi in pubblico anche se si trattava solo di provare alcuni suoni e la cosa mi faceva sentire molto a disagio. Però adoravo osservarle. Guardavo i prezzi, le potenzialità ed ascoltavo le sonorità che riuscivano a produrre ed ascoltavo con molto interesse chi davvero se ne intendeva spiegando le tecnologie e le innovazioni che queste tastiere vantavano. Uscivo dai negozi quasi soddisfatto come se le avessi acquistate per poi tornare a casa e suonare quella piccola tastiera di cui andavo fiero. Riuscivo quasi ad emulare i musicisti che poco prima avevano provato quelle "super tastiere” riproducendo, un pò a modo mio, le stesse melodie ascoltate dentro i negozi. In quel momento non me ne rendevo conto ma, col senno di poi, stavo davvero facendo una cosa fuori dal comune: riprodurre, anche se non alla perfezione, delle melodie con il solo aiuto dell’udito e della memoria. In gergo si dice “suonare ad orecchio”, ovvero quella capacità di ascoltare una melodia e riprodurla come se si avesse uno spartito davanti. Già… gli spartiti! E chi li ha mai saputi leggere? Li acquistavo e leggevo gli accordi ma non sono mai riuscito a leggere un pentagramma. A dire il vero ci ho provato anche perchè l’Educazione Musicale era una delle materie previste tra le lezioni impartite presso la scuola media statale “A.Vespucci” di Catania. Ricordo che nel 1988  fu la professoressa Tedesco ad insegnare le note, i fondamenti musicali nonchè l’uso della diamonica. Io ero già avvantaggiato grazie alle ore (ed ore!) trascorse davanti la mia tastiera ed alla mia chitarra che nel frattempo non avevo mai accantonato. Ma nei due anni successivi, ad insegnare Educazione Musicale in quellIstituto, ci fu lui: il professor Maurizio Barrica, un uomo che ha fatto del romanticismo un suo modo di vivere. Sempre sorridente, paziente, in perfetto stile retrò con il suo cravattino ormai diventato simbolo della sua personalità, la sua barba rossa e gli occhialini rotondi. Impossibile non notarlo tra tanti. Lui non lo sa ma gli devo delle scuse. Rammentate che poco fa scrissi che non ero capace di leggere lo spartito? Ebbene, un giorno il professore diede compito da svolgere a casa: studiare dallo spartito la melodia del Bolero. Il giorno dopo, probabilmente grazie alla lettera “V” del mio cognome, fui uno degli ultimi ad essere interrogato ovvero suonare con un piccolo organo della Bontempi quella bellissima melodia di Ravel, la cui narrazione racconta che fu preso per pazzo quando suonò in pubblico la sua opera. Ed ecco il mio turno.. ed in tutta sincerità non mi andava a genio l’idea di prendere un brutto voto proprio in musica, sarebbe stato il colmo! Allora chiesi al professore di poter suonare una volta la melodia e lui, ovviamente, accettò. Sorrido ancora oggi al pensiero che subito dopo risuonai la stessa identica melodia facendo finta di leggere lo spartito sbagliando solo una nota! Probabilmente adesso il Professore Barrica leggerà queste righe e sa già che presto o tardi, come già promesso in tempi non sospetti, avrò il piacere di potergli offrire un caffè per poi farmi perdonare per quella beffa innocente commessa dal un suo studente del passato che, nel corso di 30 anni circa, oggi è suo amico. (continua)

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Il professor Maurizio Barrica insieme al direttore d’orchestra Riccardo Muti

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La mia prima tastiera: l’MT-140 prodotta dalla Casio

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