Privacy Policy Catania, via Sant’Euplio, anni '90 | Silence on Web

Catania, via Sant’Euplio, anni '90

Catania, via Sant’Euplio, anni ’90. Qualsiasi catanese conosce quella via che separa la parallela via Etnea con la Villa Bellini. Chi la percorre può partire da Piazza Roma sino all’Anfiteatro Romano in via Cappuccini, una delle salite più difficili del percorso dei devoti di Sant’Agata., patrona di Catania. Chi conosce via Sant’Euplio la percorre per vari motivi: per recarsi alla meravigliosa fontana di Largo Paisiello per fare 4 chiacchere tra amici, chi per accedere al secondo ingresso della Rinascente, chi va al Palazzo della Borsa e chi come me andava da Ricordi, la filiale catanese di uno dei più storici negozi di dischi e strumenti musicali dell’omonima casa editrice. Per un aspirante musicista, la vetrina di Ricordi era come il miele per le api. Come precedemente scritto, Ricordi era uno dei punti fissi delle mie passeggiate. Entravo e mi recavo subito nel reparto tastiere: un paradiso. I commessi, gentilissimi, erano ormai abituati nel vedere i clienti “periodici”. E dopo aver osservato le tastiere era d’obbligo un giro tra i dischi. Lo ammetto: inizialmente non ne avevo tantissimi e forse per questo ricordo perfettamente quali furono i miei primi dischi tra cui “Synthesizer Greatest di Ed Starink, un musicista e compositore olandese, conosciuto anche come Star Inc. che, nel corso della sua carriera, ha reinterpretato i brani più iconici degli già famosi Jean Michel Jarre, Vangelis, Alan Parsons, Kraftwerk e tantissimi altri. Ed è grazie a quel disco che cominciai a scoprire quei grandi musicisti ed i loro stili musicali. Ovviamente dopo aver ascoltato quel disco, istintivamente riuscivo a ripetere le stesse melodie attraverso la mia inseparabile tastiera. Trascorrevo il tempo suonando “Magnetic Field part.2”, “Rendez-Vous part 4” ed “Oxygene part 4” di Jean Michel Jarre, “Mammagamma” degli Alan Parsons Project, “Tabular Bells” di Mike Oldfield. E per non dare fastidio indossavo quasi sempre le cuffie, seduto sul divano del salotto di casa mia, con la tastiera sulle gambe. Mia madre mi rimproverava quasi sempre per tutte le volte che mi presentavo in ritardo a tavola per pranzare o cenare perchè immerso in quelle melodie suonate su quei tasti. Ancor peggio quando poi scoprii che potevo usare il PC come mezzo per comporre! Non avevo un vero e proprio studio quindi mi organizzavo come meglio potevo: quella piccola stanza da letto era diventata ormai anche il mio centro universale per comporre, studiare ed assentarmi dal mondo reale per immergermi in un mondo fatto di suoni e melodie. Ogni giorno che passava, quel programma sembrava essere più facile da usare e di conseguenza i brani acquisivano maggior complessità riuscendo a renderli sempre più piacevoli. Conservo ancora oggi una copia dei files originali di quei brani e solo due, ado oggi, sono stati da me stesso rielaborati e pubblicati: Carillon e Futuro, pubblicati rispettivamente nel 2011 nell’album “La Carezza di una Nuvola” e nel 2020 nell’album “The Sound of Madness”. 

Continuando la passeggiata in via Sant’Euplio, poco distante da Ricordi c’è uno dei più bei cineteatri di Catania: il Teatro Metropolitan. Pensavo a quanto potesse essere bello poter suonare in quel teatro dove, in quell’età adolescenziale, entravo già per guardare i film quando il salone diventava cinema; mentre attendevo l’inizio del film osservavo le locandine degli spettacoli e dei vari musicisti che si alternavano durante le stagioni artistiche ed immaginavo la bellezza di poter salire su quel palco. 

Più aumentavano le ambizioni e più era la voglia di fare sempre meglio. I miei insegnanti li trovavo da Ricordi: acquistavo ed ascoltavo più dischi e CD che potevo e difficilmente ascoltavo musica “commerciale”. Ero affascinato da quella musica più artistica e spaziavo quasi sempre tra i pionieri e padri della musica elettronica alternandomi anche in direzione del rock, del classic metal di Yngwee J.Malmsteen o dell’art rock di Joe Satriani e di Steve Vai. Ero affascinato dagli album degli Alan Parsons Project, di Mike Oldfield e soprattutto di Vangelis e Jean Michel Jarre. E tra i miei primi dischi 33 giri ce ne fu uno in particolare di cui ne ero davvero affascinato: Simonetti Horror Project. Mentre ascoltavo quel disco contenente alcuni dei brani più belli, composti e suonati da Claudio Simonetti, leggevo la lunga lista di tastiere suonate dallo stesso compositore per la realizzazione di quel disco permettendo alla mia fantasia adolescienzale di volare sempre più in alto: immaginavo cosa sarei riuscito a fare con tutte quelle tastiere mentre suonavo insieme al Maestro Claudio Simonetti. Quindi istintivamente accendevo il mio PC per cominciare un nuovo brano emulando gli stili e le sonorità dei miei “insegnanti” tra cui appunto Claudio Simonetti, a cui, in tempi più recenti, nel 2017 ho avuto il privilegio di potergli donare il CD contenente l'EP “Memories of a Blade”, 4 versioni del mio progetto artistico prog-rock realizzato, già sotto il nome d’arte Silence, nel 2014 e che tanto richiama lo stile di uno dei più grandi musicisti italiani nonchè compositore delle più celebri colonne sonore dei film di Dario Argento tra cui Suspiria, Phenomena e tantissimi altri oltre a Profondo Rosso, da me reintepretato e pubblicato nel 2020 dopo aver avuto, durante una conversazione telematica, un apprezzamento dallo stesso compositore a cui devo tanto per ogni suo consiglio nonchè per ogni sua nota ascoltata sin dalla mia infanzia.     

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(insieme a Claudio Simonetti mentre gli consegno la mia copia di Memories of a Blade)

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